Chiara Ferragni accusa Giorgia Meloni: limita la possibilità di abortire

Camilla Principi
  • Esperta di politica nazionale
  • Laureata in Scienze della Politiche Relazioni Internazionali

Chiara Ferragni contro Giorgia Meloni. L’influencer si è scatenata contro la politica e l’ha denunciata a causa della situazione aborto nelle Marche. Scopriamo cosa ha detto Chiara Ferragni.

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Chiara Ferragni in una storia si è scagliata contro Giorgia Meloni, a causa della situazione aborto nelle Marche. Scopriamo cosa ha detto l’influencer e come ha risposto Giorgia Meloni.

Chiara Ferragni infuriata con Giorgia Meloni

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Chiara Ferragni ha voluto commentare la situazione delle Marche riguardo all’aborto. Nella regione, dove Fratelli d’Italia governa, è stato reso molto difficile abortire e questo ha fatto molto discutere, soprattutto per la storia della nota influencer cremonese che ha commentato l’accaduto pubblicando una foto di una sala operatoria con la didascalia:

Ora è il nostro tempo di agire e far si che queste cose non accadono. Fdi ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni’.

Chiaramente la Meloni ha voluto subito replicare sostenendo che la Ferragni non si è ben informata sulla questione e invitandola a farlo:

Se la stampa e le influencer vogliono occuparsi seriamente dell’aborto nella regione Marche – affermano Isabella Rauti, responsabile del dipartimento famiglia di Fdi ed Eugenia Roccella candidata nelle liste di Fratelli d’Italia – dovrebbero informarsi sulla base dei dati e consultare le relazioni annuali al Parlamento sulla legge 194. Per esempio, leggendo l’ultima firmata dal ministro Speranza si evince che nelle Marche l’offerta del cosiddetto servizio di Ivg è di gran lunga superiore a quella nazionale: le interruzioni volontarie di gravidanza, possono essere effettuate nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62%.

E poi continua:

Per quanto riguarda gli obiettori, il numero di aborti a carico dei medici non obiettori è 0,8 aborti a settimana, non sembra quindi che l’obiezione di coscienza, diritto civile previsto dalla legge 194, sia un ostacolo. Per quanto riguarda il cosiddetto “aborto chimico” (pillola RU486), invece, va ricordato che le linee guida del Ministero non sono vincolanti (infatti l’Emilia Romagna ne ha sempre avute di proprie, diverse da quelle nazionali); e soprattutto che quelle attuali, emanate dal ministro Speranza, non rispettano la stessa legge 194, quando prevedono che l’aborto possa essere effettuato nei consultori ovvero fuori dalle strutture ospedaliere. È doveroso ricordare anche che la pillola Ru486 è un aborto più economico per il servizio sanitario ma più pericoloso per la salute delle donne, considerati i numerosi effetti collaterali e una mortalità più alta, come emerge dalla letteratura scientifica in materia.