Iran repressione violenta: la polizia spara ai genitali e al seno delle manifestanti

Camilla Principi
  • Laureata in Scienze della Comunicazione pubblica e digitale
  • Laureata in Scienze della Politiche Relazioni Internazionali
09/12/2022

Dopo i fatti che risalgono a settembre e che riguardano la morte di Mahsa Amini, la ragazza uccisa per aver messo male il velo, continuano costantemente le proteste e continuano anche i soprusi e le uccisioni dei manifestanti. Da poco è stato ucciso un altro ragazzo ritenuto colpevole di “inimicizia contro Dio”, scopriamo i fatti.

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fatti risalgono a settembre quando sono esplose le manifestazioni contro la polizia morale e lo Stato per aver ucciso Mahsa Amini, un altro evento di questo genere è accaduto in questi giorni, quando un ragazzo è stato ucciso dalla polizia morale perché dichiarato colpevole di “inimicizia contro Dio”, per aver bloccato una strada surante le manifestazioni. 

familiari del ragazzo avevano fatto appello contro la sentenza di morte, ma non sapevano che il ragazzo era già stato giustiziato, e il corpo non è nemmeno stato recapitato alla famiglia, come fa sapere lo zio. Questa di Shekari è stata la prima esecuzione di un manifestante ad essere resa nota ai media, ma i manifestanti fanno sapere che non è stato assolutamente il primo caso, altre undici persone sono state condannate a morte, tra cui Fahimeh Karimi, allenatrice di pallavolo e madre di tre bambini.

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Nei giorni scorsi, la Magistratura iraniana ha confermato la pena capitale per altre cinque persone per aver ucciso a pugnalate un mebro delle forze parlamentari:

“Corriamo il rischio di avere esecuzioni di manifestanti ogni giorno”, ha sottolineato Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore della ong Iran Human Rights, chiedendo un intervento a livello internazionale.

La stessa Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità iraniane con lo scopo di porre fine alle esecuzioni previste e di cessare l’utilizzo della pena di morte come strumento repressivo contro le manifestazioni. Secondo l’Ong il ragazzo è stato giustiziato con un “processo farsa, esageratamente iniquo”. Inoltre si accusa la la magistratura di aver estorto la confessione, in quanto i video che lo ritraggono mentre confessa mettono in evidenza la violenza fisica che era stata già attuata, il ragazzo appare con il volto tumefatto. 

Le proteste non cessano, e le autorità cercano di reprimerle sparando, a distanza ravvicinata, sul viso delle donne, ma anche colpendole ai genitali, agli occhi e al seno. Lo hanno denunciato al Guardian medici iraniani che trattano i feriti in segreto. Raccontano di essere traumatizzati dai corpi delle donne che vedono arrivare.

Il governo continua a mantenere linee durissime sulle proteste, anche il ministro degli Esteri Tajani denunciando i soprusi e dichiarano che siamo arrivati ad un punto di non ritorno.

continueremo in ogni sede, con le nostre pressioni diplomatiche, a difendere la libertà e i diritti umani violati da Teheran. Sottolinea Tajani. 

Anche altri paesei, come la Francia, la Germania e gli Stati Uniti hanno denunciato le modalità repressive. Ma l’Iran risponde in modo chiaro alle accuse da parte dell’occidente:

Nel contrastare le rivolte, l’Iran ha mostrato la massima moderazione e, a differenza di molti regimi occidentali che diffamano e reprimono violentemente anche i manifestanti pacifici, l’Iran ha impiegato metodi antisommossa proporzionati e standard. Lo stesso vale per il processo giudiziario: moderazione e proporzionalità.