Attacco del Corriere a Tzetze, ma non sanno neanche di cosa parlano

Dopo Repubblica il Corriere della Sera non poteva essere da meno, l’uno vale l’altro dopo tutto. Il Corriere decide però di darsi un taglio apparentemente più “colto” e anche se a scoppio ritardato, prova a spiegarci il cambio di algoritmo di Facebook. Il tutto affidandosi alla prodigiosa penna di Marta Serafini.

Ci si aspetterebbe di rileggere la notizia diffusa da chi di Rete ne capisce, un post tecnico insomma, che spieghi le future strategie sull’algoritmo di Facebook. Ed invece bastan poche righe per capire che la penna di Marta è quella della solita giornalista di redazione a cui è stato affidato il solito scopo di sparare fango indovinate su chi? …su Grillo e TzeTze ovviamente.

L’articolo si concentra sul “Click-baiting”, ovvero il fenomeno dei post acchiappa click, diffusi sul social network. Facebook ha dichiarato guerra a questa pratica con un nuovo aggiornamento del suo algoritmo. Che cos’è il “Click-baiting”? Facebook lo definisce così:

“Click-baiting” is when a publisher posts a link with a headline that encourages people to click to see more, without telling them much information about what they will see. Posts like these tend to get a lot of clicks, which means that these posts get shown to more people, and get shown higher up in News Feed.

Tradotto: “Quando un post incoraggia gli utenti a cliccare senza dare loro nessuna informazione. Post come questi ricevono molti click”.

Per Marta, esperta del web, l’esempio italiano tipico sono il Blog di Grillo e Tzetze:

Esempio tipico, in Italia, è il blog di Beppe Grillo e la piattaforma associata Tze Tze i cui contenuti vengono diffusi sui social con questa modalità per aumentare il traffico. Gli utenti incuriositi li cliccano e diventano a loro insaputa il mezzo per diffondere bufale, notizie distorte o esagerata. Tattica usata – doveroso dirlo – anche da parecchi quotidiani e organi di informazione.

La giornalista del Corriere prende come esempio il seguente post di TzeTze:

A suo dire, questa notizia è un post spazzatura, mirato essenzialmente a fare traffico. Purtroppo non è così. Basterebbe conoscere la materia. Basterebbe leggere le linee guida tracciate da Facebook. Come si riconosce un post “Click-baiting”? Leggiamo:

a factor we will use to try and show fewer of these types of stories is to look at the ratio of people clicking on the content compared to people discussing and sharing it with their friends. If a lot of people click on the link, but relatively few people click Like, or comment on the story when they return to Facebook, this also suggests that people didn’t click through to something that was valuable to them.

Tradotto: “Un post spam è un post che genera traffico ma che non genera interazione tra gli utenti. Poche persone cliccano like, commentano o condividono il post”.

Con riferimento all’articolo di Tzetze, alcuni dati, ed una conseguente analisi, sembrano essere sfuggiti all’esperta Marta. Il primo e più evidente il numero di condivisioni: 1.146 condivisioni (numero difficile da raggiungere in un articolo della pagina FB del Corriere dando una rapida occhiata). A seguire il numero di like e di commenti di dimensione apprezzabile (anche qui, specie se comparati ad un articolo della pagina FB del Corriere). Questo significa che per Facebook la notizia è di qualità e che lo è stata anche per i lettori avendo, una volta cliccato, interagito prima di abbandonare l’url.

Volete un esempio di “Click-baiting”? Eccolo di seguito:

Non ci sono like, non ci sono commenti, non ci sono condivisioni. Eureka. Questo, per Facebook, è un post dannoso, un post destinato a scomparire con il nuovo algoritmo.

Non resta che verificare le parole dell’esperta Marta sui contenuti di Tzetze e del Blog per eventuali azioni legali.