Giganti del web: risparmiati quasi 40 miliardi di tasse

Grazie alle sedi in paesi che consentono una finanza agevolata, alcuni tra i giganti del web – come Microsoft Alphabet, Meta e Tencent – hanno risparmiato una cifra considerevole in materia di tasse. E’ quanto riporta un’indagine di Area Studi Mediobanca, che ha ipotizzato quanto questi colossi abbiano risparmiato. 

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Il tema delle tasse per i giganti del web – dal fatturato annuo mostruoso rispetto alle normali aziende – rimane un tema che fa molto discutere. Dagli obblighi in termini di tassazione a cui dovrebbero essere sottoposti ma che raramente vengono rispettati, alle modalità attraverso cui effettivamente queste società pagano le tasse, c’è molto da valutare.

Stando ad un’indagine condotta dall’Area Studi Mediobanca, i giganti del web avrebbero risparmiato quasi 40 miliardi di tasse grazie alla finanza agevolata dei Paesi in cui hanno dichiarato gli utili conseguiti. Una modalità che ovviamente ha privilegiato queste grandi aziende, che hanno potuto godere di un’aliquota sicuramente più bassa rispetto ai Paesi in cui operano maggiormente. Andiamo a vedere insieme di chi cifre di sta parlando.

Giganti del web: la strategia della finanza agevolata

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Il periodo di tempo individuato dall’indagine è il triennio che va dal 2019 al 2021. Ebbene, solo considerando queste annualità, i colossi del web avrebbero risparmiato in tasse una cifra che complessivamente è di 36.3 miliardi di euro. Come ci sono riusciti? Ovviamente tassando una parte dell’utile in paesi che offrono una fiscalità agevolata. 

Se si considera il 2021, circa il 30% dell’utile è stato tassato con un’aliquota pari al 15,4%, sicuramente inferiore rispetto all’aliquota del 21,9% a cui sarebbero dovuti sottostare se avessero scelto la tassazione nei Paesi in cui operano di più. In particolare, l’indagine cita tra i giganti del web che hanno maggiormente utilizzato questa metodologia Tencent, Microsoft Alphabet e Meta. 

Intanto i paesi del G20 stanno ancora discutendo sull’applicazione della Global Minimum Tax con un’aliquota teorica pari al 15% che sarebbe applicata alle grandi multinazionali. Una misura che, stando allo studio, potrebbe consentire “una redistribuzione della base imponibile tra i Paesi in cui effettivamente generano i profitti”.