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Delitto di Garlasco, 10 anni dopo. E Alberto Stasi in carcere fa il centralinista

C'è un tempo per aspettare e uno per andare avanti. A casa di Chiara Poggi è stata tutta un'attesa durata dieci anni. Il 13 agosto del 2007 lei, Chiara, ha visto per l'ultima volta il sole del mattino dalla sua villetta di Garlasco (Pavia). E' stata uccisa con qualcosa che le ha sfondato la testa, è stata buttata già dalle scale che portano in cantina ed è stata lasciata lì fino a quando il suo fidanzato, Alberto Stasi, non ha finto di ritrovarla e ha chiamato il 118. L'ha uccisa lui, dice la verità giudiziaria che quel ragazzo oggi trentaquattrenne ha sempre negato. Ecco quanto scrive Corriere.it

Adesso, a dieci anni da quel 13 agosto, per la famiglia Poggi è finalmente arrivato il tempo di guardare oltre l'orizzonte delle carte processuali. "Spero che finalmente ci lascino un po' in pace" sospira Rita, la mamma di Chiara. (...)

La nuova vita di Alberto A parte questo non dovrebbe esserci altro che possa riportare in un'aula di giustizia il caso Garlasco. O forse sì, un'ultima questione: il risarcimento che Alberto dovrebbe alla famiglia di Chiara e per le spese processuali, più di un milione di euro di cui finora non ha pagato un centesimo.

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Ha rinunciato all'eredità del padre e formalmente risulta nullatenente ma nel carcere di Bollate lavora (come centralinista di una compagnia telefonica, pare) e l'avvocato dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni, promette di chiedere informazioni alla direzione del carcere: "Giusto che i detenuti lavorino, giusto che vengano pagati ma è anche giusto risarcire le vittime" dice. "E invece noi ufficialmente non sappiamo di questo suo impegno, nessuno ci ha detto nulla anche se siamo sicuri che lavora e guadagna 1000 euro al mese. Cercheremo di capire perché il carcere non ci ha avvisati e se parte del suo stipendio sia trattenuto per il risarcimento delle vittime e il pagamento delle spese processuali, come prevede la legge". Per Rita, per suo marito Giuseppe e per Marco queste non sono che piccoli rivoli giudiziari del fiume che li ha travolti a partire dal quel 13 agosto 2007.

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Da allora a oggi nella stanza di Chiara il tempo è rimasto immobile. "Ho soltanto spostato una maglietta e un paio di jeans per lavarli" racconta Rita che ogni tanto apre l'armadio, si riempie gli occhi dei colori, dei profumi e dei ricordi di sua figlia. E' tutto ancora lì dov'era la mattina che lei morì. Piccoli oggetti, libri, diari, pupazzi, vestiti. Ci sono giorni in cui gli occhi di Rita passano in rassegna ogni centimetro, come se facessero l'appello delle presenze. Chiara c'è sempre. Ovunque lei guardi. Fonte: Corriere.it



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