I cookie permettono il funzionamento di alcuni servizi di questo blog. Utilizzando questi servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

Leggi i dettagli OK
TzeTze Politica
TW FB Google+
Caro lettore,
stai utilizzando un sistema per bloccare la pubblicità.
Purtroppo gli annunci pubblicitari sono gli unici che permettono alla redazione di mantenere aggiornato Tzetze con le ultime notizie dalla Rete.

Ti chiediamo di sostenerci disabilitando almeno per questo sito il tuo sistema di blocco e permetterci di continuare ad offrire il servizio.

La Redazione di Tzetze



La minaccia di Boeri: "Pensioni a 70 anni o saltano i conti Inps"

Pubblicato da Redazione


 Iscriviti alla newsletter



Segui TzeTze:  



Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ieri si è prodotto in un pregevole assist per il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, dichiarando in un'intervista al Sole 24 Ore che bloccare gli adeguamenti dei requisiti di pensionamento a 67 anni dal 2021 avrebbe una ricaduta di «141 miliardi di spesa in più da qui al 2035».

Questo maggiore esborso sarebbe destinato «quasi interamente a tradursi in aumento del debito pensionistico implicito, dato che l'uscita prima del previsto non verrebbe compensata, se non in minima parte, da riduzioni dell'importo delle pensioni».

Secondo Boeri, questo tipo di intervento avrebbe ricadute negative anche sul merito di credito dell'Italia in quanto «senza quantitative easing della Bce sarebbe legittimo aspettarsi effetti rilevanti sul costo del debito pubblico». Ecco perché il presidente dell'Inps ha sottolineato quanto sia potenzialmente pericoloso bloccare l'innalzamento dell'età pensionabile «senza toccare i coefficienti di trasformazione» (i parametri di conversione tra salario e assegno pensionistico) in quanto «il flusso attuale vede in uscita pensioni miste, con una quota prevalente di calcolo ancora retributivo».

Insomma, Boeri sembra far passare un messaggio: o si segue la linea del Tesoro che questi risparmi li ha già cifrati mettendoli in cassaforte per le prossime manovre oppure, se proprio si vuole ritoccare il sistema, bisogna pensare a pensioni per le quali la parte contributiva abbia un peso maggiore rispetto a quello attuale. In pratica, facendo dimagrire gli assegni futuri e, potendo, anche quelli attuali.

Leggi anche: Yara, Bossetti : "Poteva essere mia figlia, non meritava tanta crudeltà"

Il ragionamento si basa sul fatto che nel 2017 la spesa per previdenza e assistenza è stimata al 20,2% del Pil. Se si aggiunge quella sanitaria, si raggiunge il 23%: si tratta di risorse destinate alla popolazione anziana, mentre «l'Istat ci ha ricordato che abbiamo 2,5 milioni di giovani con meno di 35 anni in povertà». Fonte: ilgiornale.it

Leggi anche: Tromba marina nel Brindisino, paura in spiaggia





Guarda anche...