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La Redazione di Tzetze



La scuola cade letteralmente a pezzi: alunni in classe con il caschetto

Pubblicato da Redazione


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Venti minuti alle otto, sta per suonare la campanella in via Linneo e arrivano puntuali alunni e genitori, col caschetto da cantiere in testa. «Perché la nostra scuola sta cadendo a pezzi. Perché non ci sentiamo più sicuri», ricordano ai cancelli delle medie Mameli.

Impossibile rimuovere un fermo immagine datato 27 settembre: all'alba crolla il controsoffitto della palestra. Per fortuna non c'è sotto nessuno. Passano poco più di sei mesi e torna la paura: è il 19 aprile, crollano cinque metri quadrati di intonaco al primo piano, vengono chiusi i corridoi e alcune aule, due piani su tre vengono dichiarati inagibili e sette classi trovano ospitalità in altre scuole.

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«Scene di ordinario pericolo alla Mameli - sottolinea una mamma, Francesca Tronca -. Mia figlia è in prima, l'esordio è stato così: 10 giorni dopo l'inizio della scuola è crollato il controsoffitto della palestra e subito ci siamo trovati di fronte a un muro di gomma. Quello che mi turba è la resa delle istituzioni: 'Non ci sono i fondi', ci rispondono. Ma non può essere un problema dei nostri figli, che hanno paura». «Quando sentono rumori e scricchiolii hanno l'istinto di andare sotto i banchi», conferma un'altra mamma, Elisabetta Sala. Suona la prima campanella, le 12 classi rimaste in Mameli entrano. Un'altra delegazione, caschetti rigorosamente in testa, continua sino alla Moscati. Attorno ci sono transenne fisse. «Non sono ancora iniziati i cantieri. Qui i fondi ci sono e non vengono spesi e in Mameli servono, non ci sono e si rattoppa come si può. Si chiama immobilismo burocratico», sottolinea un papà, Emanuele Di Nicolò. (FONTE: ilgiorno.it)

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